Profilo storico
Lupara in tempi antichi veniva più comunemente chiamato
con il nome di "LUPARIA", forse perché funestato
dai lupi, o dall'abbondanza nel suo agro di un'erba così
chiamata e che riusciva, perché velenosa, a tenere
lontani questi animali.
Comunque si potrebbe avanzare l'ipotesi che "LUP-ARIA"
sia una contrazione di "LUP-ERC-ARIA" dalle feste
lupercali in onore dei dio Pane.
Di Lupara si ha conoscenza fin dal periodo normanno e nel
1148 era proprietario del feudo un certo Ugone Marchisio,
al quale successe il figlio Manfredo.
Nel periodo svevo è probabile che il feudo venisse
incorporato nella Contea di Molise, ma non c'è nessun
documento che possa testimoniarlo.
Durante la dominazione angioina il feudo di Lupara apparteneva
ad una famiglia che assunse come prenome il nome stesso dei
feudo: "LUPARIA".
Tra i membri di questa famiglia va ricordato Nicola di Luparia,
deceduto nel 1270 circa e al quale successe il figlio Pietro,
noto per aver preso parte ad uno degli episodi più
importanti della lotta tra Filippo il Bello, re di Francia
e Bonifacio VIII.
L'episodio è quello relativo alla gesta di Anagni,
e ricordato da Dante nel Canto XX del Purgatorio(verso 86).
Dopo che il Pontefice aveva scagliato contro il re la scomunica,
e questo aveva risposto facendo proclamare da un concilio
di vescovi l'illegittimità dell'elezione di Bonifacio;
il 7 settembre 1303 Guglielmo di Nogaret, ministro del re
e Sciarra Colonna penetrarono con uno stuolo d'armati nella
residenza papale di Anagni e arrestarono il pontefice con
l'intenzione di portarlo in Francia. Liberato dall'insurrezione
popolare, Bonifacio tornò a Roma, dove "per la
ingiuria ricevuta gli sorse... diversa malattia, che tutto
si rodea come rabbioso, e in questo stato passò di
questa vita a dì 12d'ottobre" (Villani).
Pietro di Luparia, uomo coraggioso e amico di Sciarra Colonna,
partecipò di persona alla cattura del pontefice, ma
il suo nome fu ignorato da tutti gli scrittori che si occuparono
dell'evento; l'unica testimonianza pervenutaci è data
da una pubblicazione del Miniero Riccio nella quale si può
leggere che Pietro, non solo partecipò alla cattura
del papa ed alla rapina del Tesoro apostolico, ma ordinò
al suo primogenito di uccidere il Tesoriere Gregorio.
Entrambi rimasero impuniti, ma nel 1304 Pietro chiamato dinanzi
alla giustizia fu condannato e gli venne confiscata una terza
parte dei feudi e nel 1305 venne sequestrato anche il castello
di Lupara.
Filippo di Luparia, figlio di Pietro e uccisore dei Tesoriere
della Santa Sede sposò Francesca Capuano, figlia dei
conte di Bojano, la quale ebbe come dote Longano, che nel
1330 scambiò con Morrone e Castiglione.
Filippo e Francesca ebbero un solo figlio a proposito del
quale si ignorano il nome e la vita e con il quale, nella
prima metà dei XIV secolo, molto probabilmente si estinse
la famiglia.
Successivamente Lupara divenne feudo della famiglia Caracciolo
e nel 1404 fu acquistata da Giovanni Acquaviva, il quale ne
rimase proprietario fino all'avvento della monarchia aragonese
nel1442.
Nel 1495 il feudo venne concesso ad Andrea di Capua e da qui
non si hanno notizie fino al 1550quando venne acquistato da
Domenico de Blasiis, che a sua volta lo concesse ad Ottaviano
Ferri e di cui i numerosi discendenti ne divennero i titolari.
A questo punto ci fu un'interruzione alla reggenza di questa
famiglia,fino al 1760, quando il feudo passò alla marchesa
Laura Ferri, figlia di Giovanni.
Il feudo, successivamente, passò ad Alessandro Pignone
del Carretto, figlio di Laura che fu l'unico titolare fino
al 1806.
Con la riforma murattiana del 1811 il paese fu compreso nel
Distretto di Larino.
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